“Finalmente anche quest’anno sono arrivate le vacanze! È proprio giunta l’ora di rilassarsi un attimo, al mare o in montagna, e magari di ordinare qualcosina da mangiare… AAAH! Ma come possono avere scritto una cosa del genere?”

A quanti di noi è già capitato di vivere questa scena? Sfogliare i menù dei ristoranti o le brochure degli alberghi non è mai facile quando si è linguisti di mestiere, ed è anche un po’ per deformazione professionale che andiamo a caccia delle peggiori castronerie. Tuttavia, non è assolutamente necessario lavorare in ambito linguistico per rendersi conto di alcune cose, diciamo, sgradevoli.

Alcune cadute di stile nei menù dei ristoranti sono ormai entrate a pieno titolo nella storia. Come dimenticare the alla pesca tradotto in inglese con tea to the fishing o carne ai ferri, tradotta in inglese con meat to the iron. Anche nelle traduzioni in italiano si trova parecchia fantasia, soprattutto per quanto riguarda lo spelling: all’arrabbiata diventa spesso alla rabiata e variazioni simili. Personalmente ci è capitato di leggere, nella traduzione italiana di un menù di un ristorante austriaco, cose come formaggio medioevale al posto di formaggio semi-stagionato e che gli Spätzle, i tipici gnocchetti tirolesi, fossero diventati in italiano tagliatelle, così, senza motivo.

“Tee-hee-hee!”

È chiaro che queste traduzioni siano frutto di una determinata scelta: uso una traduzione automatica, magari Google Translate, per non pagare, oppure affido la traduzione a mio nipote che ha fatto per tre mesi il cameriere a Londra. Il proprietario ha risparmiato e il menù, nel bene o nel male, è tradotto.

Ma che effetto fanno queste traduzioni sul cliente? Alcuni probabilmente ci passano sopra, ma altri se ne accorgono, fotografano, condividono sui social e non fanno per niente una bella pubblicità al locale. Poi potrebbero anche pensare che se il menù non è curato anche i piatti potrebbero mancare di cura: in cucina non hanno interesse a spiegarmi i piatti in maniera decente o farmi capire esattamente che cosa mangio, chissà che ingredienti buttano sul piatto.

Al contrario, investire sulla traduzione dei menù dei ristoranti o di qualsiasi brochure di natura turistica, oltre a farvi fare bella figura, produrrà un effetto positivo sul cliente: si sentirà il benvenuto, avrà ben chiaro cosa ordinare o di quali servizi approfittare e, soprattutto, se gli ricapita di tornare in zona sicuramente tornerà anche a farvi visita. Lo fidelizzate, insomma.

Il ragionamento è molto semplice: investo sulla traduzione.

Dal punto di vista economico, quindi, il ragionamento è molto semplice: investo sulla traduzione per accontentare i clienti stranieri, ottenere buona pubblicità e buone recensioni e, magari, fidelizzarli. Ma come posso farlo?

Rivolgersi a un’agenzia esperta in traduzione, internazionalizzazione e localizzazione (sì, perché di questo in fin dei conti si tratta) è l’unica strada percorribile. In questo modo il vostro menù e le vostre brochure saranno tradotti da un madrelingua con approfondite nozioni della lingua e della cultura che sta traducendo e in grado di riproporre nella lingua di arrivo tutte le sfumature essenziali per rendere appetibile, e quindi ordinabile, una voce di menù o un servizio proposto. Non vorrete rischiare di vedere il vostro menù deriso su tutti i social network, vero?

Fonti

Giorgia Cannarella, L’oste in translation: non aprite quel menù, una storia vera, 22 agosto 2013, pubblicato in Dissapore

Luigi Ferro, Quanti orrori in questo menù, 4 gennaio 2013, pubblicato in Ristoranti

OLÈXICA, La localizzazione: non una semplice variante della traduzione, 20 maggio 2019, pubblicato sul blog di OLÈXICA

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