Come abbiamo già spiegato nel nostro articolo “Perché vale ancora la pena di affidarsi a un traduttore umano?”, una traduzione di alto livello deve obbligatoriamente essere eseguita da un traduttore umano. A sostegno di questa tesi, nell’articolo di oggi proveremo a spiegare il funzionamento di uno dei sistemi di traduzione automatica più famosi, Google Translate, e la derivante inefficacia di questo stesso sistema.

L’obiettivo era un uso diverso dalla traduzione professionale.

Barak Tukovski, il capo di Google Translate

Google Translate è stato lanciato nel 2006 e lavora a oggi con 103 lingue diverse. Come afferma Barak Tukovski, il capo di Google Translate, l’obiettivo era “sviluppare un prodotto che serva alle persone comuni nella vita di tutti i giorni, aiutando per esempio gli utenti dei Paesi in via di sviluppo, che usano Internet per la prima volta, a rompere le barriere linguistiche, o semplicemente facilitando la comunicazione durante una vacanza. È un uso diverso dalla traduzione professionale”.

Di strafalcioni memorabili dovuti alla poca voglia di investire in una traduzione professionale è pieno l’Internet.

Tuttavia, nonostante Google Translate sia nato con le più nobili intenzioni, non è raro che aziende, ristoranti, operatori turistici e anche autorità locali si servono di sistemi di traduzione automatica per ampliare il proprio raggio di clienti, avventori o pubblico. Di strafalcioni memorabili dovuti alla poca voglia di investire in una traduzione professionale è pieno l’Internet.

Tale sistema esclude per forza tutta la questione del “contesto”, che per la traduzione è essenziale.

Tornando al funzionamento di tale sistema, Google Translate non applica un regime basato sulla grammatica, bensì su funzioni statistiche che incrociano testi già scritti e tradotti e disponibili online (rientrano dunque in questa categoria anche testi elaborati dai traduttori umani delle istituzioni internazionali, nonché libri e relative traduzioni). Alla base c’è il sistema di traduzione automatica, che analizza milioni di documenti online già tradotti.

I computer di Google scansionano i testi e individuano i campioni statistici più significativi che collegano la traduzione con il testo originale. I campioni elaborati vengono poi usati dagli algoritmi per creare schemi per tradurre testi analoghi in futuro. Come è evidente, basandosi un calcolo statistico, tale sistema esclude per forza tutta la questione del “contesto”, che per la traduzione è essenziale: infatti chi è del campo dice che “non si traducono parole, ma testi”. E quello che fa Google Translate, così come molti altri sistemi di traduzione automatica analoghi, è proprio tradurre parole.

Google Translate non riconosce le frasi idiomatiche e ciò dà luogo a traduzioni di marketing e letterali assolutamente prive di significato.

Oltre ai problemi derivanti da peculiarità linguistiche (“menta”, in italiano, è sia una pianta sia una forma verbale del verbo mentire) e da alfabeti o scritture differenti, una delle problematiche più difficili da risolvere è la mancanza, per alcune lingue, di sufficienti documenti disponibili sul Web con cui sia possibile creare un campione statistico. Inoltre, spesso Google Translate non riconosce le frasi idiomatiche e ciò dà luogo a traduzioni di marketing e letterali assolutamente prive di significato.

Speriamo di avervi dato abbastanza elementi per fare la scelta giusta: se dovete comunicare con clienti, avventori o turisti stranieri, affidatevi sempre a un professionista della traduzione che lavori con traduttori madrelingua nella lingua di arrivo. Che è esattamente il servizio che vi offre OLEXICA.

L.G.

Fonte:

Galiani, A., Come funziona Google Translate e perché non manderà in pensione i traduttori veri, 23 giugno 2018, pubblicato in “AGI Innovazione”