O meglio, perché è preferibile tradurre solo verso la propria lingua madre?

Un esempio.

Molti traduttori traducono esclusivamente verso la propria lingua madre, e questa norma non scritta viene applicata anche dalle agenzie di traduzione più serie e che maggiormente tengono alla professionalità dei propri collaboratori. Anche le istituzioni dell’Unione europea e altre istituzioni internazionali applicano questa norma nelle traduzioni scritte; diverso è il discorso invece per gli interpreti, chiamati spesso a lavorare in entrambe le direzioni linguistiche di competenza a causa, chiaramente, della simultaneità della loro prassi lavorativa.

Chi non lavora nel campo della traduzione pensa che basti aver studiato una lingua per essere in grado di tradurla.

Dunque, perché si traduce verso la propria lingua madre? Chi non lavora nel campo della traduzione professionale pensa che basti aver studiato una lingua per essere in grado di tradurla. La questione è tuttavia leggermente diversa.

Per capire il nocciolo della questione bisogna richiamare la definizione di “madrelingua”, ovvero, secondo Treccani, “la lingua materna, cioè la lingua appresa o comunque parlata dai genitori o antenati” oppure, per chi risiede all’estero, la lingua del Paese d’origine. Questa definizione non ha niente di grammaticale o di linguistico: è una definizione esclusivamente culturale.

La traduzione non è un processo meramente linguistico, ma è prima di tutto un procedimento culturale.

La traduzione infatti non è un processo meramente linguistico, ma è prima di tutto un procedimento culturale. Il presupposto per portare a termine questo procedimento con successo è senza dubbio conoscere la cultura della lingua di partenza, ma non è sufficiente: bisogna aver conosciuto, studiato e assimilato gli aspetti culturali della lingua di arrivo. Fra questi non rientrano solamente tradizioni e abitudini, ma anche le regole di esposizione testuale, fraseologie particolari, altri aspetti più inerenti alla localizzazione dei contenuti, nonché le varie terminologie settoriali. Inoltre, sebbene un traduttore conosca una lingua straniera a livello professionale, se decidesse di tradurre in tale lingua straniera potrebbe comunque incappare in qualche errorino, in qualche svista (più difficili da individuare quando si lavora “in attiva”) o qualche struttura non proprio tipica della lingua di arrivo involontariamente ricalcata sulla propria lingua madre. Un committente poco attento, con un po’ di fortuna, non se ne accorge. Un lettore però se ne accorge sempre.

Pertanto un traduttore, per quanto si sia dedicato per tantissimo tempo e con tantissimo impegno allo studio di una lingua e di una cultura straniera, sarà sempre maggiormente in grado di apportare gli aspetti culturali necessari e di applicare in maniera adeguata le raffinatezze linguistiche, fornendo un testo di qualità maggiore sotto tutti i punti di vista, solamente quando scrive nella propria lingua madre. È per questo motivo, essenzialmente, che un traduttore traduce sempre verso la propria madrelingua. Così si rispettano l’etica e la deontologia professionale e si raggiungono sicuramente risultati linguisticamente e contenutisticamente raffinati.

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